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sabato 3 agosto 2013

Game of Thrones: difendiamo Sansa!

In giro per la rete si trovano ogni genere di opinioni su Sansa Stark e la maggior parte sono negative. Ma perchè? Be', le attribuiscono un carattere debole, la morte di Ned e Lady, dicono che sia una persona inutile, stupido, ecc... e la paragonano alle donne Badass della serie, come Arya e Daenerys.
E io, come grande fan di Sansa, non posso che essere basita dall'evidente stupidità di certa gente.
Penso che qualcuno si sia dimenticato com'è avere dodici anni. 
All'inizio del libro Sansa è una bambina nata in una famiglia agiata a cui gli dei hanno donato la fortuna di essere nata bella come il sole e molto aggraziata e con un cuore buono. Fin da piccola le hanno raccontato fiabe e cantato canzoni in cui esistono cavalieri con l'armatura scintillante e principesse in pericolo, dove l'amore trionfa sempre, dove il malvagio perisce, dove le cose o sono bianche o sono nere. Niente di diverso dai cartoni della Disney, insomma. 
A Sansa non era richiesto di essere una statista, una guerriera o una filosofa: è una piccola lady, sarà moglie e madre. Se le andrà bene, sposerà un uomo che pian piano amerà o per cui proverà un tiepido affetto, se le andrà male suo marito la ignorerà per amanti più esperte e pian piano più giovani di lei mentre Sansa gli darà figli sani e robusti e si occuperà di crescerli, di tessere e di mandare avanti la casa. E' questo che si chiedeva alla Sansa bambina e con un animo come il suo, è ovvio che non abbia sviluppato un'indole come quella di Arya, un maschio mancato.
A Sansa è stato dato tanto amore e affetto, è stata cresciuta protetta e circondata da persone su cui contare, è sempre stata elevata sopra la ribelle sorellina, perchè prometteva di diventare una vera lady. 
E con Joffrey... be', la bambina diventa la principessa che corona i suoi sogni e viene promessa ad un principe bellissimo la cui madre la tratta con tanti riguardi e il cui padre è stato un condottiero così valoroso. E poi prova anche affetto per la piccola Myrcella. 
Sansa non vede perchè non può. Non è in grado di capire che il mondo non è una fiaba, perchè non conosce le sue brutture e, come tutti i bambini, ha un'idea ingenua della vita. Un'idea semplice che viene dalla poca esperienza fatta sempre sotto la campana di vetro. Forse un bambino del popolo sarebbe stato più sveglio di lei ed Arya. 
Ed è vero, forse Dany ci sarebbe arrivata prima, perchè, a differenza di Sansa, conosce la paura, la fuga e il pericolo della morte da prima ancora di nascere e ha vissuto scappando da chi la vuole morta. 
Ma Dany non conosce altro, perchè non ha mai avuto altro: sua madre ha fatto in tempo solo a darle un nome e forse nemmeno quello, suo fratello aveva nove anni quando hanno iniziato a scappare, un bambino sbattuto in un mondo crudele che deve farsi adulto per proteggere la sorella neonata. Rhaegar non c'è più per proteggerli e crescerli, Elia è morta e non potrebbe donarle l'amore che le manca, i suoi nipoti, i suoi futuri compagni di giochi e confidenti, sono stati massacrati ancora bambini, suo padre era un folle, tanto che Rhaella ha sempre protetto Viserys dalla verità. Ser Darry è morto che era ancora piccolina e i suoi servi li hanno cacciati per avidità, i bambini Targaryen non hanno una casa, i ricchi e i nobili delle Città Libere prendono in casa lei e suo fratello prima solo per convenienza e poi solo per esporli come bestie rare. 
Ha conosciuto solo la fame, la paura del domani, del nemico nascosto nell'ombra, la povertà e lo scherno. Dany non conosce altro, è come un bambino del popolo -è un errore dire che sia stata cresciuta per regnare, perchè lei ha ricevuto un'educazione prettamente basata sull'arrivare al giorno dopo in vita- e forse si adatterebbe più facilmente alla situazione rispetto ad una bambina cresciuta per essere una lady. 
Sansa invece impara troppo bruscamente: da un ambiente protetto passa ad un mondo fatto di intrighi, ipocrisia, crudeltà e cattiveria, come se qualcuno avesse improvvisamente distrutto la sua campana di vetro. 
La prima è Lady, la sua compagna, una specie di piccola Sansa: un metalupo tanto buono e gentile da meritarsi il proprio nome. Lady non attacca Ned quando va ad ucciderla, accetta il suo destino. Sansa soffre e non si può darle la colpa: ha quasi dodici anni, ha paura e probabilmente è confusa, nella sua testa Joffrey è il suo re e sposo e come tale gli deve obbedienza  come le canzoni le hanno insegnato. Non parla per questo, non perchè odi Arya. Forse è un atteggiamento debole, ma Sansa vive secondo le regole che le hanno insegnato. E' una brava bambina e come tale si comporta.
Suo padre muore e le si da la colpa. Di cosa? Di essersi comportata educatamente e di essere andata a salutare quasi in lacrime una donna che le dimostra affetto e a cui lei vuole molto bene? Una donna che considera un modello? E' una bambina, per dio. Una bambina che non capisce l'ordine del padre di partire e che si sente triste per dover lasciare un posto dove crede di essere amata. Se si considera che poi lei è abituata ad essere amata e a dimostrare un affetto genuino e sincero, è ovvio che sia corsa da Cersei, che per altro già sapeva o sospettava grazie a Petyr.
La morte di Ned è un colpo durissimo per Sansa: è un approdare alla realtà, un svelare tutte le bugie che la circondano e da qua pian piano matura, fino ad arrivare a capire, diversamente da suo padre, che aveva la sua stessa ingenuità, forse attenuata dall'età, la giostra sanguinaria che è diventata la sua vita, ora che si è irrimediabilmente legata al trono.
E continua a subire perdite: sua sorella è scomparsa, probabilmente morta. Arya, la bambina che ha sempre messo in ombra, una presenza irritante eppure fondamentale per la sua vita.
La sua septa, che tanto l'adorava e Jeyne, la sua migliore amica, la sua confidente e la sua fan numero uno. 
I suoi fratellini, due bambini innocenti massacrati da Theon, l'uomo che per tutti loro e soprattutto per Rob, è stato come un fratello. 
E poi Rob, il re, l'ultima, forse, fiaba della sua vita che viene ucciso e il cui corpo viene dissacrato e sua madre, la donna che l'ha messa al mondo, che l'ha amata, che le ha insegnato ad essere una lady, che le spazzolava i capelli. A Sansa non rimane nessuno, è un lupo solitario circondato da leoni e fiori velenosi, tutto il branco è morto e lei è solo un cucciolo senza più riferimenti. 
E poi c'è il Mastino, l'unico ad essere vagamente umano con lei e pure lui l'abbandona e pian piano il suo pensiero le insegna l'amore. Un amore che, forse, in altre condizioni le avrebbe fatto bene, ma che nel gioco del trono è pericoloso.
Ogni promessa di riscatto è una menzogna o non va a buon termine, è costretta con l'inganno a sposare uno di quelli che recepisce come gli assassini della sua famiglia e suo aguzzino, è picchiata e umiliata per volere di Joffrey, è alla mercé della regina, è costretta a recitare quando invece vorrebbe solo piangere e chiedere aiuto. 
E, visto che al peggio non c'è mai fine, diventa donna proprio mentre è tra le mani dei mostri. Diventa sessualmente appetibile e, soprattutto, pronta al matrimonio dinastico, all'ultima offesa alla sua famiglia. Diventa l'arma con cui Tywin Lannister spera di conquistare il Nord. Lei, l'ultima Stark, che consegna a chi l'ha privata di una famiglia tanto amata, di una casa e della sua infanzia tutto ciò che li rappresenta: il Nord.
E poi Petyr la salva. Un uomo che vede il lei la figlia che avrebbe voluto avere da Cat e, soprattutto, una Cat bambina che può avere per sé, oltre che un mezzo per ottenere i suoi scopi.
Seriamente, Arya e Dany non sarebbero sopravvissute un giorno, nelle sue condizioni. 
Dany, sotto sotto  ha imparato da Viserys che è una regina e che è più in alto di tutti. Ha un cuore volto alla giustizia e non è poi questa grande stratega e basta vedere il casino combinato a Mereen. 
Arya, invece, ha una natura ribelle che non può nascondere sotto gli abiti della lady a differenza di sua zia Lyanna e, soprattutto, è ossessionata dalla vendetta e dall'odio. Si sarebbero fatte ammazzare tutte e due nel giro di pochi giorni.
Sansa non è loro inferiore o superiore: è una bambina che diventa donna in un ambiente che le è ostile. 
E ogni paragone è impossibile, anche perchè, se proprio vogliamo vedere, anche Daenerys e Arya non sono proprio così badass e hanno pure loro tanti di quei difetti che l'unico vero motivo per cui sono in vita è che hanno trovato ambienti a loro congeniali.
Insomma, un conto è non amare Sansa, ma perchè sminuirla come fanno sempre?

lunedì 10 giugno 2013

Genitori gay: quando i bambini passano in secondo piano.


Introduco l‘argomento di oggi dicendo che mi sta particolarmente a cuore, soprattutto perché si parla di bambini.
Negli ultimi anni il dibattito sui diritti degli omosessuali infiamma tv, discorsi da bar, dibattiti a scuola, giornali, web, perfino interviste a personaggi più o meno famosi.
Matrimonio sì, matrimonio no, alcuni propongono di riaprire i lager, alcuni pazzi addirittura additano l’amore omo come vero e unico amore –sì, fan di Glee, parlo di voi malate-. C’è gente che parla, altra passa i fatti e quindi manifestazioni pro o anti gay, linciaggi, ecc…
Però c’è un argomento che non fa solo discutere, fa proprio sragionare: le adozioni e in generale la possibilità di essere genitori per le coppie omosessuali. Cioè, è giusto o sbagliato permettere a famiglie, che esulano il concetto che abbiamo di esse, di poter procreare o adottare pargoli?
Anche di questo se ne parla ovunque, ma io vorrei soffermarmi su Internet e Facebook in particolare. Soprattutto sui così detti “progay”. La frase che si legge in giro è sempre la stessa: “io sono a favore dei gay, ma i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà”.
Ora, posto che la scienza e l’antropologia potrebbero ribattere a quest’affermazione distruggendola sillaba dopo sillaba, visto che ciò che concerne la crescita e la cura dei figli non è un dogma fisso nel tempo e nello spazio, ma è andato incontro a diversi cambiamenti, io vorrei analizzare le motivazioni che ho visto suffragare questa teoria.
La prima è che i gay non possono avere figli, quindi, per qualche misterioso motivo, dovrebbero essere privi di istinto genitoriale. Bene, potrebbe essere vero se non fosse che l’istinto materno e quello paterno fanno proprio parte di quegl’istinti di cui siamo, teoricamente, dotati tutti noi. E che entrambi si costruiscono o “svegliano” pian piano, non spuntano certo fuori da un giorno all’altro.
In più c’è da dire che ho visto madri totalmente prive di istinto materno e di notizie di genitori che uccidono deliberatamente i figli per il troppo fracasso –magari bambini di due o tre anni- ce ne sono fin troppe. Dunque dov’è l’istinto genitoriale di costoro? Queste persone sono degne di avere tra le loro mani vite innocenti che possono egoisticamente stroncare o rovinare?
Eppure nessuno si sognerebbe mai di impedire a priori ad una donna o ad un uomo di avere figli. Non importa che siano irresponsabili cronici o gente conosciuta per essere ubriacona, tossica, violenta: nessuno si sognerebbe di impedir loro di riprodursi.
La seconda argomentazione che sento spesso è che questi bambini verrebbero presi in giro dagl’altri loro coetanei. Ora, non so in che mondo viva certa gente, ma si sa che i bambini son sì dei grandissimi fetenti, però ripetono quello che sentono dire in casa o dall’amichetto che l’ha sentito da mamma o papà.
Quindi un bambino sfottuto a sangue dai compagni per avere due mamme o due papà chi dovrebbe ringraziare, se non i genitori dei compagni?
Magari gli stessi che, saputa la cosa, invece di punire i propri pargoletti, dicono “ma son bambini!”. No, miei cari, questa non è una giustificazione: mio padre, davanti ad un fatto così, mi avrebbe dato una battuta che non avrei più osato aprir bocca. E non perché sia particolarmente favorevole a queste cose, ma perché si tratta di una questione di principio, di educazione, di tolleranza e di rispetto.
La terza è che la religione –restringiamo il campo a quella cattolica, perché non ho assolutamente intenzione di scrivere un trattato sulle altre religioni e il rapporto con l’omosessualità- è contraria ai gay e quindi non si possono affidare bambini a questi abomini. Non spreco nemmeno una parola a condannare qualcuno che usa la fede in un dio per pararsi il culo ad ogni piè sospinto o che ritiene la Bibbia un testo scientifico. Quindi stendiamo  un velo pietoso.
La quarta è la migliore, è in pole position, forse va a pari merito con la terza: i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà per crescere bene, di una solida base, insomma.
Quindi, secondo questa logica, anche madri o padri single o vedovi o nonni che hanno l’affidamento dei nipoti o fratelli maggiori che crescono i minori non dovrebbero avere l’opportunità di detenere la potestà del bambino, visto che non sono una solida base.
Insomma, tutti pensano a tutto, fuori che al benessere dei bambini. Sì, perché alla fine nessuno pensa davvero a loro: un bambino ha bisogno di una casa, di una famiglia che lo ami.
E ora mi verrete a dire che sono discorsi triti e ritriti, lo so, perché in chiunque può amare un bambino, ma ciò non significa che questo chiunque possa essere un genitore, magari in virtù dei motivi su di sopra. E qua permettetemi, allora, di dirvi che vi sbagliate.
Un bambino ha bisogno di amore, di carezze, di coccole. Ha bisogno di qualcuno che lo faccia sentire speciale, di qualcuno che gli dica che è il più bello del mondo, il più intelligente; di qualcuno che gli prepari la merenda, il pranzo, la cena e la colazione con amore, che lo protegga e lo cresca con dedizione, che gli insegni a comportarsi, ad amare, a pensare. Qualcuno con cui litigare ma su cui contare.
E lo so perché sono cresciuta senza mia madre, che viveva lontano e vedevo una volta all’anno, se mi andava bene, e senza mio padre, che lavora tutta la settimana e quei due giorni che passa con me sono troppo pochi per fare il genitore.
Mi hanno cresciuta i miei nonni e mia zia e, nonostante tutte le loro mancanze, mi hanno insegnato cosa serve ad un bambino per crescere. Non serve un attico in centro a Londra, non servono tonnellate di giocattoli e vestiti, non servono le famiglie del Mulino Bianco: servono amore e cure e, soprattutto, chi può dargliene, indipendentemente da religione, orientamento sessuale o politico, ricchezza o povertà ed etnia.
Ecco, è questo che serve ad un bambino, ma quando parliamo in loro vece, raramente pensiamo al loro benessere: siamo invece più portati a difendere le nostre idee e le nostre certezze, anche a loro discapito.
Con questo non vi chiedo di amare i gay alla follia, ma vi chiedo, la prossima volta in cui dovrete trattare questo argomento, di pensare prima ai bambini e solo poi, al vostro orgoglio personale.

mercoledì 5 giugno 2013

Googlare non costa fatica... e a volte sarebbe meglio farlo


Avete presente quando, davanti a qualcosa di assurdo, la prima cosa che dite è "ma io alla sua età non ero così!"? Ecco.
Ora, io spero che questa ragazza non abbia più di quattordici anni, lo spero vivamente perchè questo screen è soltanto la punta dell'iceberg.
Ma il punto non è tanto lei in sé, quanto l'assoluta mancanza di informazione di queste ragazzine che bo', evidentemente vivono nel loro ristrettissimo mondo fatto di idoletti da quattro soldi, cellulari, scarpe col tacco, discoteche e lucidalabbra ignorando ciò che c'è attorno a loro: un intero mondo fatto da politica, economia, società, cultura, arte, scienza che queste bimbette non conoscono assolutamente.
Un ignorare decisamente volontario, visto che, quando vengono a contato con cose nuove e sconosciute, si rifiutano di aprire Google, googlare la parola chiave o una stringa e cercare la benedetta informazione.
Sia mai, meglio fare figure di merda epiche, col rischio, come in questo caso, di mancare di rispetto sia ad un morto che ad una famiglia che soffre.
E quando, ovviamente, queste ragazzine vengono smerdate per la cazzata detta, che raggiunge livelli davvero epici, partono subito una sequela di giustificazioni senza senso e di accuse verso i "moralisti rompiballe", per poi continuare imperterrite sulla loro strada.
E come posso non dire "alla loro età non ero così!"?


L’insostenibile prezzo di essere genitori

Questo, lo premetto, è un post che esprime la mia opinione personale. 
Non costringo nessuno a pensarla come me, ma, opera del mio spirito pragmatico, voglio che riflettiate su ciò che sto per dire.

Oggi come oggi, leggiamo, vediamo in tv o sentiamo parlare dal cugino, dalla vicina, dal pescivendolo o da chi per essi di casi di genitori che “non meritano di esserlo”. Cito testuali parole che una volta mi capitò di trovare su Yahoo! Answers.
Padri e madri che si dimenticano i figli in macchina invece che portarli all’asilo, che perdono di vista per una frazione di secondo i propri pargoli, che si lanciano dal terzo piano con la prole stretta al petto, che abbandonano le proprie creature con ancora il cordone ombelicale attaccato. Spesso con drammatiche conseguenze.
Sul web, al bar, sul bus scoppia la rivolta. Eppure raramente sento qualcuno che provi a capire. Davvero.
Da piccola, per un istante di distrazione di mia madre, sono quasi morta affogata. Però non la considero un mostro, né indegna di essere genitore solo per questo motivo: è un essere umano e come tale non avrebbe mai potuto vivere puntandomi gli occhi addosso eternamente, prima o poi si sarebbe distratta. Ha solo “scelto” il momento sbagliato per farlo.
Se le cose fossero andate diversamente, se nessuno si fosse accorto che stavo affogando, probabilmente la mia storia avrebbe fatto il giro dei media nazionali e dei panettieri, in quel lontano 1997 e mia madre sarebbe stata messa alla berlina. Sarebbe stata una donna pessima, una madre snaturata che ha commesso solo un errore: essere così umana da avermi persa di vista per un secondo.
Ma da che mondo è mondo, chiunque abbia a che fare coi bambini sa che queste cose, purtroppo, succedono.
Io non sono un genitore, ma ho una lunga esperienza di contatto coi bambini piccoli, anche perché, per motivazioni culturali della mia famiglia –se vi ricordate, ho già detto di essere mezza straniera- come sorella maggiore sono stata destinata fin dalla più tenera età a madre in seconda, funzione che ho continuato a svolgere con mia sorella per via di varie vicissitudini familiari e che ho in parte ricoperto coi miei cugini. 
Forse questo mi permette, in certi casi, di vedere l’essere umano dietro la figura “mitologica” del genitore, una specie di Superman votato unicamente ai suoi figli, mai distratto, mai stanco, mai spaventato o dubbioso, dotato dalla natura di istinto materno e paterno, di un cervello impostato sul bambinese, di una specie di bussola interna che punta sempre verso il metodo di allevamento dei figli migliore e di mille mani.
L’essere umano dietro al Supergenitore è, invece, una figura spesso piena di dubbi, che non sa se stia facendo la cosa più giusta. È una persona spesso stanca, a volte distratta, tremendamente esasperata dalle attenzioni che i figli richiedono e da ciò che la gente si aspetta da lui o lei. Una persona che ascolta impotente il proprio figlio neonato piangere e che prima di riuscire a calmarlo prova, in ordine, a controllare il pannolino, a dargli il biberon, a massaggiargli il pancino, a dargli delle pacche sulle spalle, a farlo dormire e, soltanto alla fine, si rende contro che il bambino ha solo freddo.
Una persona che sbaglia e che da questi errori impara a fare il genitore.
Ma a volte questi errori sono tanto gravi da non poter più rimediare. Un padre che dimentica il figlioletto in macchina credendo di averlo portato all'asilo può avere per la testa altri tremila pensieri, magari alcuni molto importanti, come problemi in famiglia, di salute, col denaro. L’essere umano non è un robot: troppe cose per la testa di solito di fanno dimenticare un dettaglio. E quel dettaglio è, drammaticamente, il proprio figlio. 
Ciò non significa che quest’uomo sia stato un pessimo padre o che meriti ogni genere d’insulto. La sua pena la sconterà per sempre, riempiendosi la testa di sensi di colpa e di “e se...?”.
Una madre che abbandona il proprio figlio in un ospedale, in una culla termica o davanti ad una chiesa o una casa non è sempre un mostro. 
Avete mai provato a pensare a cosa ci può essere dietro? A chi è questa donna? È giovane o vecchia? Ricca o povera? Lavora e può mantenersi o è disoccupata? Vive coi genitori o sotto un ponte? È sana o invece è malata? È pronta ad essere madre o non lo è? È spaventata? Ha qualcuno che la sostenga o è sola contro il mondo? Questo bambino lo voleva o è arrivato come un fulmine a ciel sereno? Il padre l’ha abbandonata o anche lui ha rinunciato a suo figlio a malincuore? Ma c’è mai stato, un padre? O lui non sa niente? E se invece l’avesse violentata? O se fosse sposato? E se lei fosse straniera? Magari una clandestina? Se avesse già altri figli? Magari figli che non può nutrire? Nessuno pensa mai che questa madre degenere in realtà è una persona. 
L’istinto materno non è innato: arriva piano piano. E a volte è questo istinto a spingere una donna a privarsi del figlio che è stato dentro di lei per mesi, che ha sentito scalciare, su cui ha fantasticato, a cui ha dato un nome o un nomignolo, a cui ha parlato, che ha tenuto in braccio per qualche istante prima di decidere di essere disposta a soffrire per sempre separandosene, piuttosto che vederlo infelice, infreddolito, spaventato o affamato.
E peggio ancora se è malato. Perché se qualcuno abbandona un figlio malato, allora è un mostro. Ma, diciamocelo, chi vuole un bambino malato? Quando pensiamo alle nostre creature, le immaginiamo sempre felici, sorridenti e sane. E un bambino malato, soprattutto in forma grave, è sempre un peso e un costo, oggettivamente parlando. E, soggettivamente, è un calvario di disperazione, speranze infrante, dubbi, paure e di due domande atroci: è colpa mia? Potevo fare qualcosa per evitarlo?
Una via Crucis che non tutti hanno la forza di percorrere. E forse è meglio affidare il proprio bambino malato alle mani di chi saprà prendersene cura prima di essere uno dei tanti, troppi genitori che pone fine alla vita del figlio infermo per la disperazione. 
Forse è meglio ucciderlo nel ventre e piangere mille lacrime, che vedere il proprio bambino piangerne mille volte di più per il dolore, la solitudine e l’abbandono.
E che dire della madre che uccide sé stessa e i propri figli? Un mostro, una terribile novella Medea. Un essere disgustoso pronto a divorare i propri figli. O forse una donna sola? Una donna disperata? Una donna che soffre di depressione post-partum? O che decide di proteggere i propri figli dal dolore e la sofferenza con la morte?
I genitori sono persone, non macchine. Dietro quest’etichetta c’è un carosello di emozioni, sentimenti, dubbi, paure e riflessioni che spesso ci dimentichiamo, ma che sono e saranno sempre sotto i nostri occhi.
Forse, prima di giudicare una persona come madre o come padre –ossia come robot-, dovremmo giudicarla come essere umano e ricordare che, dentro di noi, vive un mare in tempesta che, a volte, ci porta alla tragedia.
Ovviamente, mi sento in dovere di specificare visto che scopro giorno dopo giorno l’incapacità di molte di leggere e capire, io non sto parlando di casi in cui i genitori uccidono deliberatamente i figli perché piangono troppo, ridono troppo, perché quel giorno girava loro così, perché vogliono fare un torto al compagno o alla compagna o perché li lasciano in macchina per ore per andare a divertirsi al bar, al ristorante, in discoteca o dagli amici o per andare a fare shopping. 
Questi sono discorsi che non intendo assolutamente affrontare in maniera così generica, ma che, nella maggior parte senza ombra di dubbio, sono da considerare crimini della peggior specie.






lunedì 20 maggio 2013

L'incredibile banalità del male


Machiavelli aveva ragione, gli uomini non cambiano. 

Possono passare due anni come un millennio, possono accadere mille calamità, succedersi guerre su guerre o esserci cinquecento anni di pace, ma l'uomo non cambia, rimarrà sempre fedele a sé stesso, rimarrà invariato.
Può vivere nell'antica Roma o nell'Italia di oggi, nell'Arabia di seicento anni fa o in quella odierna, nell'antico impero cinese o nella Repubblica Popolare Cinese, ma non cambia mai.
Diamo la caccia al male ed esaltiamo il bene. Cerchiamo l'uomo nero ovunque, nel diverso, nello strano. E ci sentiamo soddisfatti quando li mettiamo al rogo, quando processiamo i nazisti a Norimberga.
Ma i nazisti non li abbiamo processati a Norimberga, perchè i nazisti sono ancora tra noi, dentro di noi. 
Ci sussurrano all'orecchio quando ragioniamo secondo parametri che non sono così diversi da quelli dell'eugenetica della Belle Epoque, quando cataloghiamo, selezioniamo, diamo un valore alle vite altrui come facevano i medici nazisti con le cartelle cliniche dei bambini e degli adulti in via Tierengratenstrasse 4, con un più o con un meno o come le SS sulle rampe dei treni nei campi di sterminio.
E' nostro dovere non ascoltare la nostra parte nazista, combatterla e ridurla alla ragione. Perchè se non lo facciamo ci abituiamo a ciò che è sbagliato, ci arrendiamo, deponiamo le armi e lo diamo per scontato, per normale. 
E questa è l'incredibile banalità del male.




domenica 19 maggio 2013

Il politically correct della domenica

Il politically correct della domenica: gente che si scandalizza al suono della parola "terrone".
A prescindere che se la usassi per offendere, sarei una cogliona emerita visto che mio nonno è di un buco di paese di mille anime scarse in quella terra bruciata dal sole e dimenticata da dio che è la Basilicata, quindi offenderei anche me stessa, ma mi spiegate che cazzo cambia dal dire "gente del Sud" o "gente del Mezzogiorno"?
Oh, sarò io che manco di tatto, ma mica l'ho capito questo infiocchettare ogni cosa dandogli un nome più "chic": e ora i barboni sono clochard, le donne delle pulizie sono colf, le prostitute sono escort, lo spazzino è l'operatore ecologico... come se non facessero lo stesso mestiere di prima!
I barboni vivono per strada anche se li chiami clochard, le donne delle pulizie puliscono anche se le chiami colf, le mignotte battono anche se le chiami escort, lo spazzino pulisce quello schifo delle nostre città anche se lo chiami operatore ecologico.
Ma sia mai chiamare i gay gay, loro sono omosessuali -sì, esiste gente così-, o i neri neri, loro sono gente di colore, che poi sennò si offende l'opinione pubblica, che però non si offende a farli marcire a Lampedusa e se ne frega se le autorità non sono in grado di prendere decisioni serie in merito di immigrazione, anzi, appena il nero in questione reclama i suoi diritti in modi più o meno discutibili, è subito pronta ad urlare di buttare il negro a mare.
Oppure, che dio ce ne scampi, chiamare un disabile disabile o handicappato: no, loro sono diversamente abili. Poi magari sono inchiodati ad una carrozzella senza poter muovere un dito oppure hanno tare mentali tanto gravi da non rendersi nemmeno conto di esistere, ma sia mai, eh! Perchè se dici disabile sei brutto e cattivo.
E giù a cambiare altri nomi, perchè non vanno bene, non sono politically correct: e così mandare i nostri soldati ad invadere un Paese straniero armati come se dovessero far la guerra ai lombrichi diventa missione di pace, mica guerra o tiro a bersaglio -su entrambi i fronti, perchè questi ammazzano alla grande, anche un numero esorbitante di civili, ma visto come sono armati, ci vuole un cazzo a far loro la pelle- e danni collaterali il massacro di donne e bambini. E non perchè durante uno scontro a fuoco in una cittadina questi si son messi sulla linea di tiro, ma perchè si mandano degli arei droni a bombardare i villaggi perchè "oh, potrebbero esserci dei terroristi!".
I licenziamenti diventano esuberi da tagliare, perchè è più corretto, è più dignitoso... soprattutto se fai passare gente alla quale togli il sostentamento per pezzi di carta o centimetri di stoffa in più da tagliare.
E mi raccomando, non dite Paese sottosviluppati, che altrimenti vi beccate il cazziatone che mi son presa io in terza media: sono Paesi in via di sviluppo. Sì, anche se parliamo del Burkina Faso.
E non importa che il PIL pro capite del 90% della popolazione sia di 50 centesimi, son sempre in via di sviluppo, anche se magari inizieranno a svilupparsi nel 3000.
Attenzione, io non parlo dell'uso di queste parole con accezione negativa o spregiativa, perchè il primo che mi da della prostituta, della terrona o della nera per offendere lo faccio finire al Pronto Soccorso e mica scherzo; io parlo dell'ormai radicata consuetudine di cambiare tutto il lessico che si percepisce "scomodo" senza cambiare la mentalità della gente.
Non è che a cambiar loro nome, cambi anche il mestiere o la vita che fanno o dai loro più dignità.
Non è che cancelli in un botto solo realtà scomode che al nasino dei benpensanti puzzano di merda.
Non è che anche se non passi di primo acchito per un razzista, uno xenofobo o uno stronzo e basta, non lo sei.
Non è il cambiare vocabolario a rendere le cose migliori, perchè se è vero che le parole sono potenti, è anche vero che lo sono solo quando c'è qualcuno che ascolta e mette in pratica e quindi dov'è il senso di dire "uomo di colore" quando la prima reazione che hai quando ne vedi uno è pensare "cazzo vuole sto negro?", oppure usare "escort" al posto di prostituta se poi alla prima donna che passa dai della puttana?
Non c'è un senso, solo tanta, tanta ipocrisia.

domenica 18 novembre 2012

50 sfumature di grigio, vilipendio alla donna e mercificazione della cultura...



50 sfumature di grigio, vilipendio alla donna e mercificazione della cultura...


Datemi della elitaria, della retrograda, della borghese reazionaria, ma ormai penso che la cultura sia morta.
Lo vediamo tutti i giorni, in tv, alla radio, per strada.
Vediamo persone che non sanno distinguere capolavori da opere di marketing, che non capiscono la differenza tra eccelso, mediocre e pessimo.
Lo vediamo con il caso letterario 50 sfumature di grigio, con Twilight, con 3 metri sopra il cielo, con Justin Biber, con gli One Direction.
Ora, io non sono totalmente a secco, per quanto riguarda la cultura pop, anch'io leggo Young Adult e Urban Fantasy, anch'io ascolto Katy Perry o Lady Gaga.
Succede e penso che, bene o male, nella nostra vita tutti lo faremo: viviamo in una società, è ovvio essere coinvolti negli interessi e nelle passioni del 90% della gente. Capita e non è una vergogna.
Lo ammetto, io amo Katy Perry: la trovo divertente e le sue canzoni sono piacevoli, alcune anche molto belle. Ma stop: so che la Perry non è Chopin e nemmeno la considero tale.
Bazzicando sul web, ho scoperto 50 sfumature di grigio, il caso letterario, il capostipite di un nuovo genere di romanzo, il libro proibito delle donne, l'evoluzione della letteratura erotica... l'ho sentito chiamare in tanti modi, ma mai in quelli con cui dovrebbe essere definito: un obbrobrio letterario, l'apoteosi del brutto, dello sgrammaticato, del banale; l'involuzione dell'erotico, l'incubo di qualsiasi donna dotata di dignità, amor proprio e orgoglio femminile. Studio ragioneria -relazioni internazionali per il marketing-, ho una mezz'idea di quanto lavoro di marketing ci sia dietro a questa cosa e, sinceramente, il fatto che il segmento di mercato verso il quale è rivolto l'abbia accettato con tanta eccitazione, be', mi fa vergognare.
Non mi dilungherò troppo su questo libro, troppe persone l'han già fatto, io stessa, in altre sedi, l'ho fatto; mi limiterò ad individuare i punti principali del mio pensiero, per introdurre il vero argomento del post.
1- La totale assenza di grammatica. No, non scherzo, è davvero così: in lingua originale -non ho avuto il coraggio di leggerlo, le screen che si trovano su FB e nel Web bastano e avanzano- il libro è scritto coi piedi; verbi, aggettivi e avverbi sono messi lì, a casaccio, come se l'autrice -e i traduttori, che hanno fatto un lavoro davvero orrido- non sapessero che cavolo stessero facendo.
Penso che un buon traduttore, nonostante le evidenti mancanze linguistiche dell'originale, avrebbe comunque dovuto tradurlo in un italiano corretto.
Dopo trecento pagine, continuare a leggere sospiro, sussurro e bisbiglio diventa insopportabile, esattamente come vedere aggettivi sbagliati. Sei pallida come un morto e ti consideri cessa? Non dirai mai pelle diafana, al massimo pallida, cadaverica, bianca come un cencio.
Sono le sfumature -e visto il titolo, mi aspettavo che l'autrice lo sapesse- a dare sostanza allo scritto.
2- Lo stile discutibile. Sì, è discutibile, punto. Non è uno stile leggero e scorrevole, è orripilante.
Scritto tutto in prima persona -errore che ho già fatto e che spero di non ripetere mai, infatti sto lavorando sulla mia storia per riscriverla- e nonostante ciò certi pensieri sono virgolettati, nessuna descrizione -e quando invece c'è, è inutile nel contesto del racconto. La James ci da tutti i dettagli della sala d'attesa davanti allo studio di Mr Grey e nessuno su di lui-, nessuna introspezione, nulla. Il vuoto cosmico.
Non c'è nemmeno pathos o suspense  tutto è spiccicato lì, sulla pagina, non c'è il gusto di fare supposizioni, di sbagliarsi ed apprendere la verità o di azzeccare e gasarsi.
3- La trama inesistente. Raramente salto le pagine, mentre leggo. Ho una media di 30/50 libri l'anno -a seconda del tempo libero. Io sono quel genere di persona che, leggendo Guerra e Pace, non ha saltato nemmeno una riga delle parti storiche-, li leggo sempre per interi e so per esperienza che saltare le pagine, be', ti confonde e basta.
Un solo dettaglio saltato e si può perdere tutto il filo della storia, ma 50 sfumature è risultato tanto orrido, che ho finito per saltare le pagine: nulla di grave, ho comunque capito tutto. Perchè? Semplicissimo: tutte le scene sono uguali, i dialoghi sono uguali, i pensieri sono uguali.
Non l'avete letto? Be', provate ad immaginare di leggere 600 pagine -però dipende dall'ebook- sempre della stessa solfa.
4- I protagonisti sottili come le bambole di carta -scusate l'acidità dimostrata in questo punto. Penso che tutte le donne e le ragazze abbiano presenti le bambole di carta: figurine di carta a forma di bambina a cui cambiare gli abiti, i quali rimanevano loro indosso grazie a delle linguette.
I protagonisti di 50 sfumature sono così: piatti, monotoni, irreali. Abbiamo Ana, una ragazza sfigatissima, imbranatissima, sciattissima, invisibilissima, insomma, tutto issima. Lei dovrebbe essere la classica ragazza media, né bella né brutta, diciamo lì, sospesa tra le fighe da cartellone pubblicitario e le cesse messe sulla gogna su Facebook.
Dovrebbe, eh, perchè, per qualche strano motivo, ha una fila di ammiratori che non finisce più. Ora, io potrei accettare che li abbia per altre doti come l'intelligenza, l'umorismo, la dolcezza o altro, ma Ana non possiede nessuna dote, tranne distinguere un cacciavite da un martello perchè il suo patrigno ha l'hobby del fai da te. Mio padre fa il camionista, ma so distinguere un trapano da una saldatrice, sarò un genio? Bo'...
Ha 21 anni, è vergine -e ci sta- e non ha mai avuto sogni erotici o comunque qualsiasi altro "prurito" legato alla sfera sessuale ed emotiva.
Non so quanto sia possibile, sinceramente, perchè durante l'adolescenza le donne comunque iniziano a conoscere sé stesse, quindi almeno una cotta deve averla avuta. Ma lei no, è la vergine di Norimberga. Studia letteratura inglese e si esprime come una tredicenne, non riesce a capire il profondo significato di Tess dei D'Urbervilles e si denota una profonda -ma anche no- conoscenza della cultura dell'epoca Tudor.
Finita qua? No, tranquilli, Ana raggiunge limiti estremi: mai fatto sesso in vita sua, mai avute voglie, la prima volta in cui scopa -perchè non mi vengono altri termini per descrivere i rapporti tra lei e Mr Grey ottimo direi- viene due volte, di cui una con una semplice palpatina al seno e lui la bomba tipo martello pneumatico. Una donna normale -a parte il fatto che una donna normale non ci andrebbe mai a letto con uno così- sarebbe rimasta traumatizzata a vita e sarebbe stata ricoverata con lesioni vaginali gravi. Lei no e, anzi, il mattino dopo esegue un perfetto deep throat subacqueo in stile Cicciolina con tanto di ingoio. E senza vomitare. Complimenti vivissimi.
Ovviamente in questo libro non c'è mai limite al peggio -che credevate, che avessi finito? Illusi, questo punto è cruciale per l'argomento che tratterò dopo- e quindi un minimo di caratterizzazione di Ana ce la danno: è una ragazzina mediocre, senza arte né parte, invidiosa della sua migliore amica e succube di tutti, con un'idea alquanto bizzarra di romantico ed evidentemente bovarista -solo che Emma Bovary era anche simpatica o comunque un personaggio splendido, lei no-, vanitosa fino all'inverosimile, ma che si nasconde dietro alla lagna "nessuno mi vuole perchè sono piccola e nera" ed è viscida.
Sì, una persona viscida che, intuito -probabilmente non a livello coscio, ma tant'è- che con l'ammorreh -il sesso- può cambiare Mr Grey come più le è consono, non ci pensa due secondi e si mette all'opera. Sì, una persona così è viscida.
Passiamo a Mr Grey di cui si sa... be', tutto e niente. E' un miliardario ventisettenne che, dal nulla, ha tirato su una holding di successo che fattura miliardi investendo nello sfamare le popolazioni del Terzo Mondo e nell'agricoltura ecologica.
Vi ricordate quando dicevo di studiare ragioneria? Okay, non ho ancora il diploma, ma capirete anche voi  che una cosa così non è fattibile.
In più il signorino usa come proprie le proprietà dell'azienda e assume solo donne bionde, incorrendo in un numero di illeciti straordinariamente elevato.
Christian Grey pilota l'elicottero, il jet, è capitano di uno yacht, ha mille mila auto di lusso, suona il piano, balla da dio, ha una cultura infinita, sembra uno dei modelli di Abercrombie... devo continuare? Insomma, ha mille talenti -e miliardi in banca-, ma ha anche segreti e difetti.
E' un pervertito pericoloso: ama il bondage. Sì, ama il bondage, dunque è un sadico pervertito. Ora, io capisco che non tutti approvino il sesso in questo modo, ma un conto è, appunto, non trovarsi d'accordo, un altro è fare disinformazione come il Tg4 ai tempi d'oro e dare spiegazioni da "Psicologia per negati".
Sì, perchè se Mr Grey ottimo direi è così, è perchè sua madre era una tossica che faceva la battona -sinceramente, era necessario che facesse sia la tossica che la battona?
Che poi ci sono fior fiori di madri che, nonostante siano tossiche, cercano di dare tutto ciò che possono ai propri bambini e madri prostitute che si farebbero togliere un rene per i figli- e il magnaccia di tale buon esempio lo menava.
Ah, sì, la cara mamma si dimenticava di nutrire regolarmente il figlio, dunque gli è rimasta la fissa del cibo. Okay, arrivando al sodo, la mamma tira le cuoia e la trovano qualche giorno dopo, col bambino di fianco. Questo viene adottato dalla famiglia perfetta, ma poi viene abusato da un'amica della madre adottiva con cui, comunque, rimane in buoni rapporti...
Okay... ora, non so voi, a questa storia lacrimosa -ed assurda, se uno mi violenta, trauma a parte, ma non mi darei pace finché non sia dietro alle sbarre o lo castrerei io stessa- mi pare che sia stata costruita ad arte per dare spiegazioni tragiche ai difetti di Christian, quelli che Ana, in piena sindrome della crocerossina in fase terminale, dovrà sanare diventando una specie di zoccola patentata -un insulto alle prostitute di professione-: il bondage -che non è una perversione, ma tant'é- e la lieve tendenza allo stalking.
Sì, perchè Christian è anche uno stalker, ma questo genere di stalker ricco e bello piace alle donne. Per me, un soggetto così è ancora più pericoloso di uno stalker normale e dovrebbe stare in galera.
5- Il plagio. Sì, non lo sapevate? 50 sfumature di grigio nasce come fanfiction -un minuto di silenzio per tutte le fanwriters- di Twilight, di cui riprende paro paro la trama, inserendo elementi pseudoerotici. A casa mia, si chiama plagio, perchè è fanfiction finchè rimane sul web, citando la Meyer, la vera autrice, e riportano tutti gli avvertimenti del caso, ma quando la pubblichi col tuo nome, è plagio. Un reato.
6- Erotico, ma dove? Sì, perchè io non vedo nulla di erotico in questo libro. E' solo un brutto porno maschilista, perchè, per lo appunto -come già altre persone intelligentissime fanno notare- 50 sfumature ripropone tutti gli elementi dell'immaginario erotico maschile: una donna vergine da deflorare che diventerà una porca malata di sesso, pronta ad aprire le gambe ad ogni piè sospinto ed esperta di sesso come una pornostar navigata, una bambolina da vestire e comandare a proprio piacimento, un pene enorme che entra senza fatica e che non causa dolore nella compagna, l'assenza totale di dolori mestruali, mal di testa o semplicemente della voglia della donna, l'orgasmo femminile a comando.
Chiamatelo eros femminile... questa è l'apoteosi del maschilismo e della cultura dello stupro.

Bene, arrivati alla fine di questa breve analisi, entriamo nell'anima del post: gli effetti di 50 sfumature -ma, in generale, di qualsiasi "fenomeno letterario" creato a tavolino.
Nel lontano agosto di quest'anno ero ancora una creaturina innocente che ignorava l'esistenza di tale concentrato di bassezza, stupidità, maschilismo e pregiudizi, finchè non mi imbattei in ferocissime critiche su questo libro.
Io, che a tredici anni avevo letto Twilight e me l'ero gustato -solo il primo che, come libro a sé, non è nemmeno così pessimo, ma come primo di una serie fa veramente ribrezzo-, per poi rimettere la testa apposto, decisi di leggere questo "fenomeno" giusto per farmi un'idea... non l'avessi mai fatto!
Ma tant'é, ormai l'avevo letto ed ero in grado di criticarlo come meritava... e mi si aprì un mondo popolato da smorfiose, frustrate, superbe donniciole di infima cultura, adolescenti ancora acerbe e ignare del mondo e donne intelligenti che, evidentemente insoddisfatte da uomini che pensano più alla partita che a loro, si erano lasciate attirare in trappola.
Ed eccolo, l'esercito in grigio, armate di frustini e manette, pronte a prendere due sculaccioni e a fare da schiave a degli stalker privi di scrupoli per poi indignarsi davanti a povere bambine saudite costrette, da tradizioni millenarie fondate su principi e concetti che trovano riscontri culturali, sociali e storici, a sposare uomini trentenni; prontissime a fingersi maestre del sesso, spregiudicate Veneri esperte di kamasutra e senza pregiudizi e "paraocchi bigotti" e prime a dare della puttana alla collega carina o a criticare le prostitute, donne dalla grande utilità sociale, come affermava lo stesso sant'Agostino, donne che subiscono ogni genere di umiliazione e maltrattamento, che fin da epoche antichissime hanno rischiato la pelle per il loro lavoro, che sono state messe al rogo come streghe, che la regina Vittoria condannava alle case di cura psichiatriche, dove venivano orribilmente torturate da dottori di sani principi coi loro elettroshock e cure innovative e miracolose; le prime ad attaccare con una ferocia inaudita, a consigliare di fare più sesso quando critichi il loro libro del cuore, di essere meno bigotte e poi, quando messe alle strette, a darti della puttana o della scrofa in calore.
L'espressione della cultura popolare e della donna moderna. Moderna, sì, perchè la donna moderna non può e non deve essere emancipata e consapevole di sé, ma schiava, in modo diverso e forse più subdolo e sottile, di quanto non lo fosse secoli fa. Una donna emancipata non fa per questo mondo, non fa per gli uomini, perchè è colpevole di castrarli, di privarli d'importanza.
Non credete a queste parole? E allora girate siti, forum, social network, leggete i commenti maschilisti, vergognosi e piuttosto violenti e rendetevi conto di quanto ancora la cultura dello stupro, della schiavitù e della "donna mantenuta" sia attuale, per quanto anacronistica, per lo meno nell'Occidente liberale e democratico.
Non bisogna andare a scovare casi limite nei paesi arabi o in Africa, come lapidazione, infibulazione e donne date alle fiamme, non serve andare in India o in Cina a scovare aborti selettivi o neonate uccise perchè femmine, basta guardarsi in casa.
Le donne vanno bene nude, nelle pubblicità di auto o biscotti, ma non vanno bene, consapevoli di sé e delle proprie possibilità, nel mondo reale.
E' un discorso generale, sia chiaro, che comprende un'area culturale enorme, che comprende scenari molto differenti tra loro, ma  sono comunque realtà vere e presenti. Quanti sono stati i femminicidi quest'anno? Troppi, uno ogni tre giorni circa, secondo le ultime statistiche. E siamo ancora a novembre, c'è ancora tempo per ammazzare altre donne.
50 sfumature, con tutta la sua ignoranza crassa, i suoi pregiudizi e il suo maschilismo cronico, non è che una delle manifestazioni di questa cultura e le donne che lo seguono, fanatiche come gli integralisti islamici, convinte di essere acculturate e maestre di vita, donne di mondo, conoscitrici del sesso, della sessualità e dell'eros, maschile quanto femminile, non sono altro che vittime di una visione sbagliata delle cose.
E allora, pensano, perchè non essere come Ana? Perchè non essere piccole sfigate mediocri, con una cultura superficiale, incapaci, vuote; perchè non cercare Mr Grey e fare le mantenute di un uomo bello tanto quanto pericoloso ed effettivamente, senza arte né parte?
E allora, come ha detto mio padre, scoprendo di questo libro, che non si lamentino quando lo troveranno, il loro Mr Grey, quando finiranno in ospedale dicendo di essere cadute dalle scale, piene di lividi e costole rotte, quando lasceranno il loro aguzzino, inseguite dalle sue minacce, quando verranno subissate di telefonate e biglietti minatori e quando questo malato si farà trovare sotto casa, con un coltello od una pistola e le farà finire, loro e, nel peggiore dei casi, anche i loro figli innocenti, sul tavolo di metallo freddo di un obitorio.
Che non si lamentino, che non piangano, che non facciano le vittime: se il sogno della tua vita è essere la schiava di uno stalker, fa pure, ma poi non ti lamentare, perchè le conseguenze le conoscono anche i neonati.
Allo stesso tempo, la diffusione di questo genere di visione rischia di creare un altro problema: come scindere le donne che, forse troppo fiduciose o innamorate, si sono inconsapevolmente lanciate tra le braccia di un malato e quelle che se lo sono cercate consapevolmente, per avere il loro Mr Grey?
Sarò pessimista io, ma non credo di essere l'unica a pensarlo.
A rigor di logica, pensereste che, alla fin fine, 50 sfumature di grigio è solo un libro... sbagliate, miei cari. Perchè la James, o quella volpe del suo agente, ha deciso di sfruttare fino in fondo l'idea e quindi cosa c'è di meglio di una linea di vestiti ed intimo, di un cd e di un gioco di società basati su questo orrore?
Per quanto mi riguarda, l'abbigliamento iniziale di Ana è descritto come quello di Ugly Betty: no problema, io uso gli abiti di mio padre.
Sia mai che attiri le attenzioni del principe Harry?
Ciò che mi traumatizza è invece il cd, ossia una raccolta di canzoni che hanno ispirato il "libro". Per carità, nulla di male, io scrivo fanfiction e mi avvalgo di musica, ma comunque coerente con ciò che scrivo -di ambientazione fantasy, quindi il tripudio del folk, del rock e del metal- e, per chi l'ha letto, la stessa Stephanie Meyer, nei ringraziamenti alla fine di ognuno dei libri di Twilight cita i suoi gruppi preferiti, comunque gruppi conosciuti e molto popolari.
La James no. La James mira in alto. Ora, io capisco che anche un operaio -secondo i sogni di Marx- possa ascoltare Wagner e ci mancherebbe altro, io ascolto Chopin, Rachmaninoff, Bach, Beethoven, Clara Schumann... ma una persona che, in tre libri, ha dimostrato un'ignoranza crassa ai limiti del paradossale mi metta in un cd solo canzoni appartenenti al repertorio classico e operistico, di cui dubito seriamente capisca il significato -altrimenti ci prende per il culo, visto il libro da lei scritto-, mi sembra solo un fare la gradassa, mostrare e sbandierare una cultura che non si ha.
Lakmé (Atto I)– Duetto dei Fiori;
Bach- Adagio dal Concerto n.3 BWV 974;
Villa-Lobos – Bachianas Brasilerias n.5 – Cantilena;
Verdi – La Traviata – Preludio;
Pachelbel – Canone in Re;
Tallis – Spem in Alium;
Chopin – Prelude n.4 in Mi minore, Largo;
Rachmaninoff – Concerto per pianoforte n.2 – Adagio Sostenuto;
Vaughan Williams – Fantasia su un Tema di Thomas Tallis;
Canteloube – Chants d’auvergne, Bailero;
Chopin – Nocturne n.1 in Si bemolle minore;
Fauré – Requiem – In Paradisum;
Bach – Variazioni Goldberg – Aria;
Debussy – La Fille Aux Cheveux de Lin;
Bach – Jesu bleibet meine Freude;
Ora, non per dire, ma quanti credono che questa donna conosca davvero almeno un quarto delle canzoni messe nel cd? Sono solo titoli e nomi illustri messi lì per vendere, perchè, in una società in cui nessuno più legge o ascolta musica decente, sciorinare nomi come Chopin o Verdi fa sempre figo.
Il problema è proprio questo: sul web ho letto molti commenti che scagionano 50 sfumature dai crimini commessi -cioè, il fatto di essere un libro disgustoso- proprio per il fatto di avvicinare alla lettura -o, nel caso del cd, alla musica- gente che, altrimenti, leggerebbe solo il contratto di lavoro e forse nemmeno quello.
Sì, certo, le fan di questo "libro" -mi fa senso chiamarlo così- lo hanno di certo letto, ma senza un briciolo di spirito critico e senza avere i mezzi per comprendere il suo significato -che non è inesistente come si pensa, è solo rivoltante-, si sono fatte traviare.
Si sono avvicinate alla lettura, sì, ma di libri che stuprano secoli di letteratura, come Moccia, la Meyer, la James e tutta quella fila di autoruncoli inutili che il marketing immette sul mercato, in ogni genere letterario, per coprire tutta la segmentazione del mercato di sbocco.
Non si avvicineranno mai alla cultura, anzi! Faranno in modo che la cultura, che i grandi classici, che la musica colta, che l'arte si avvicinino a loro, snaturandola, privandola di ogni significato, di ogni scopo.
La cultura non sarà più un mezzo per capire il mondo, per capire sé stessi, l'ambiente che ci circonda, il passato, il futuro e il diverso da sé, un fine per tanti esseri umani che, come me, aspirano alla conoscenza, per quanto impossibile, di tutto lo scibile umano: sarà il mezzo con cui mostrarsi fighi, un nuovo modo, forse più glamour, di iniziare un discorso, invece del solito e neutrale "certo che oggi c'è proprio un brutto tempo".
L'abbiamo già visto con l'arte: una volta i quadri erano dipinti con perizia, magari per molti anni, magari cambiandoli e modificandoli mille e mille volte, oggi chiunque può fare arte, semplicemente gettando una latta di vernice su una tela bianca.
Non fraintendetemi, anche nell'arte astratta ci sono veri e propri gioielli, ma per il resto non capisco la logica di usare un wc come opera d'arte. Che dovrebbe rappresentare? La stitichezza?
L'abbiamo già visto con Jane Austen: la sua sottile e brillante satira sociale, sempre e comunque in linea coi tempi in cui è vissuta, è stata stravolta da folle di mocciosette che vi hanno visto la paladina della romanticheria sdolcinata e ipocrita che esse desiderano, del principe azzurro sul cavallo bianco, dell'amore ostacolato da "brutti cattivi" che poi finisce per trionfare -eh, certo, perchè in Mansfield Park è stato l'amore a trionfare, no? Fanny è stata sposata in qualità di sostituta di Mary, ma tant'é, è romantico anche essere le eterne seconde.
E allora che differenza c'è tra leggere 50 sfumature di grigio e tutti i suoi parenti, o bruciare i libri come in Farenheit 451?
Mercificazione non è diffusione: la seconda implica creare le condizioni e i mezzi per farsi una cultura, la prima no, anzi, implica eliminare i mezzi per conoscere.
La mercificazione della cultura, a mio parere, non è mai una buona cosa: comporta una denaturazione, una perdita di valori, messaggi e allegorie terribile, la più totale perdita di filologia e comprensione -non puoi assolutamente permetterti di ascoltare Chopin senza avere in mente almeno un'idea dell'epoca in cui viveva e cosa, poi, la sua musica ha rappresentato-, finché, la cultura non diventa nulla di più che i vestitini con le linguette delle bambole di carta.
A questo punto, meglio non leggere affatto e rimanere ignoranti, che leggere e diventare ignoranti superbi.

Con questo per oggi vi lascio.
Come sempre, potete essere d'accordo o no con me, io accetto tutti i punti di vista.